Pizza DOC

Pizza verace ? Solo con il marchio Doc

      Chi vuole produrre la "vera pizza napoletana" dovrà attenersi al disciplinare di qualità dell'Uni, l' Ente Nazionale che detta i principi per una buona riuscita del prodotto.

      Napoli, il Vesuvio, il sole, le canzoni, la tarantella, la pizza, gli spaghetti, l'amore. Parlarne si rischia l'accusa di tracciare un ritratto oleografico della città. Eppure la pizza napoletana - sostiene lo scrittore Antonio Ghirelli- è un argomento come pochi altri rappresentativo della cultura partenopea.

      La storia. Il termine deriverebbe dal latino medievale "picea", focaccia fatta di acqua e farina. Il decalogo stilato ora dai docenti dell'Università di Napoli, stabilisce che la vera pizza napoletana deve essere fatta con farina, lievito di birra, sale e acqua. La pasta deve essere lavorata a mano o con le macchine riconosciute idonee e stesa senza l'aiuto del mattarello o di mezzi meccanici. Gli ingredienti pomodoro San Marzano, olio extravergine e mozzarella di bufala.

      I tipi di pizza considerati Doc sono la Marinara (olio, pomodoro, origano, aglio e sale) e la Margherita (pomodoro, basilico e mozzarella di bufala). Quest'ultima pare essere stata inventata, a quanto racconta la leggenda, dal cuoco Raffaele Esposito per la regina Margherita in visita a Napoli nel 1889.

      L' idea era quella di rappresentare l'unità d'italia: rosso il pomodoro, verde il basilico, bianco la mozzarella". A smentire questa tesi, l'avvocato-scrittore Gabriele Benincasa con il libro "La pizza napoletana. Mito, storia, poesia". Secondo l'autore, già nel 1847, vale a dire quarantadue anni prima dell'episodio nella Reggia di Capodimonte con la regina Margherita, Emanuele Rocco scriveva di una pizza con basilico, mozzarella e pomodoro.

      Su questa "querelle" è stata pubblicata una divertente storia di Topolino. L'episodio si intitola "Topolino e il mistero della Margherita". L'ineffabile Mickey Mouse e il suo inseparabile amico Pippo vengono chiamati dai dirigenti del Museo Archeologico. Scopo della convocazione, raggiungere Napoli e raccogliere notizie su una certa "Margherita". Trasferiti in una macchina del tempo, Topolino e Pippo sbarcano in un batter d'occhi nella Napoli di un secolo fa. Fra Porta Capuana e Castel dell'Ovo, i muri sono ricoperti di strani manifesti "Napoletani - è scritto - applaudite la regina d'Italia Margherita di Savoia in visita alla nostra città".

      A questo punto Topolino e Pippo si convincono che loro preciso compito sia quello di intervistare la regina e cercano di ottenere un'autorizzazione per entrare nella reggia di Capodimonte. Ma la cosa appare impossibile. Per consolarsi, Topolino e Pippo vanno a sedersi nella "Pizzeria don Rafele". Scelta migliore non avrebbero potuto fare. Apprendono, infatti, che il pizzaiolo è stato convocato a Capodimonte, dove dovrà preparare un pasto per la regina; e riescono perfino a unirsi a lui nell'impresa. Dalla regina, ben lieta di lasciarsi intervistare, Topolino apprende però solo storie irrilevanti. La sua grande scoperta, Topolino la fa nelle cucine della reggia, assistendo all'ideazione ed elaborazione della pizza Margherita. Fin qui la storia di Fabio Micheleni, pubblicata sul più diffuso giornalino per ragazzi.

      Ottenuto il riconoscimento del marchio Doc, dal 9 all'11 all'ottobre 2002 si è tenuto nella Mostra d'Oltremare, una pizzafest" sul genere dell'octobertfest di Monaco, e un concorso per le "pizze d'autore".

      


Home

Napoli, 15/01/2013 ore: 0.56