Il Bel vedere dai Campi Flegrei

I vini della Sibilla

      Il sesto itinerario del Maggio dei Monumenti rivisita i luoghi sacri della storia e della mitologia, "Il Bel vedere dai Campi Flegrei". Molte visite guidate sono in calendario da Napoli: "L'uomo e il vulcano"; "Dove la roccia diventa pietra: Solfatara e cava estrattiva di tufo a Quarto; "Città di mare, tra le terre del fuoco: Solfatara e Tempio di Serapide". Tutta la zona dei Campi Elisi è un susseguirsi di bellezze per il paesaggio e la miriade di crateri spenti.

      Le Coste dei Campi Flegrei "ardenti" (dal greco "brucio"), sono tra le formazioni geologiche della Campania che comprendono rocce sedimentarie e calcaree e prodotti vulcanici. Su queste rocce si producono vini d'eccelsa qualità, conosciuti già nell'antichità.

      A Bacoli, un vigneto non lontano dal mito e dal mistero della Sibilla Cumana di proprietà degli eredi di Meo continua l'antica tradizione e produce uno dei vini più famosi del mondo la Falanghina, dal latino Phalangae - palo al quale è sostenuta la vite.

      "Non lontana dai misteri e dal mito della Maga - recita lo storico Gianni Race - discendenti dei celebri cantinieri Di Meo hanno costruito per i Vini della Sibilla, un tempio imperituro, nel ricordo dei fasti ottocenteschi della famiglia" capaci di esaltare la qualità dei vitigni sfruttando al meglio la straordinaria posizione di queste terre.

      Oggi il vigneto è conosciuto come Cruna Delago, a poca distanza dal grandioso impianto di serbatoi d'acqua, Le cento camerelle appartenuto a Nerone, dalla Piscina Mirabilis, gran bacino d'acqua che serviva all'approvvigionamento della flotta imperiale, dalla Tomba di Agrippina e dal Castello di Baia.

      Ad accogliere i viandanti di questo penultimo appuntamento del Maggio dei Monumenti che hanno puntato la loro attenzione oltre che sulle bellezze archeologiche anche sul saper bere, la signora Tina Di Meo dei Vini della Sibilla, cantina aperta per l'occasione, racconta la storia di questo vigneto nato all'inizio del '900 quando Nonno Luigi detto O' Spigon, si contemplava la vigna e la nonna richiudeva i materassi con la lana, messa all'aria durante la giornata. I raggi del sole, passando attraverso quel grosso ago, delimitavano con un'angolatura particolare il vasto vigneto ovoidale, dandogli cosi la forma di una grossa crune, da qui il nome di Cruna delago.

      Oltre alla Falanghina di colore paglierino chiaro con leggera sfumatura verdolina e fragranza di ginestra, la Cruna Delago produce il Per 'e palummo, "vino generoso e forte" ottenuto secondo le antiche tradizioni, dove il suo nome al graspo che, maturo, ricorda i piedi del colombo; l'Aglianico del beneventano di un rosso rubino intenso con tenui riflessi granato, con sentore di fiori a bacca rossa e dal sapore asciutto ed armonico e, infine la Falanghina del beneventano, introdotto dagli antichi greci durante la fondazione di Cuma e prodotta esclusivamente con uve pregiate, provenienti dai vigneti selezionati del Sannio.


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Napoli, 23/01/2013 ore: 14.17