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Cimitile: città santa

      Recenti scavi, nel complesso delle Basiliche paleocristiane di Cimitile, hanno portato alla luce una vasta area sepolcrale (dal II-III al IV secolo) costituita da diversi ambienti funerari (o mausolei), all'interno dei quali sono stati individuati tre tipi di sepolcri: tombe terragne, ad arcosolio e pensili. Singolare la commistione di paganesimo e cristianesimo dovuta alla realizzazione di fabbriche di culto su parte della monumentale necropoli romana.

      Il toponimo Cimitile, uno dei casali della Contea di Nola,in provincia di Napoli, deriva dal termine "Coemeterium" (cimitero), dato che almeno l'area centrale dell'attuale centro storico fu destinata, a partire dal II sec. d.C., appunto alla sepoltura dei defunti.

      Il Papa Paolo V (1552-1621) considerò il Cemeterio fra i tre luoghi più famosi del mondo cattolico. Una conferma si ha quando nel 1601 imperversando la malaria, furono estratte molte reliquie di martiri dal luogo sacro e distribuite a varie chiese per mitigare la violenza di quel morbo che in Nola e nei sobborghi aveva mietuto più di ottomila vittime.

      La visita al complesso monumentale, palinsesto di religione, arte ed architetture, parte dal Corso Umberto. Superato l'Arco Santo, sul quale è apposta una cinquecentesca lapide marmorea che invita i viaggiatori alla sosta presso la tomba di Felice, si incontra , appunto la Basilica di San Felice che ne conserva il sepolcro, sorretto da colonne e capitelli in buona parte di spoglio e decorata da mosaici con racemi e girali in oro su fondo azzurro e con un'iscrizione in distici latini. A ridosso dell'abside ovest ed in parte su di un mausoleo, situato presso il pronao si erge a pianta quadrata il Campanile, alleggerito da quattro monofore e sormontato da una cuspide piramidale.

      A poca distanza la basilica Nova con il Battistero, tre navate, separate da 11 colonne, con un'abside tricora, rialzata e decorata nel catino principale con un mosaico. Più avanti la Basilica di San Giovanni. All'interno, lungo le pareti e nelle due absidiole, sono conservati interessanti affreschi. La basilica di Santo Stefano, a pianta rettangolare e con triplice accesso ad Est. Nell'abside vi sono i resti di due affreschi sovrapposti. La Basilica di San Tommaso, a pianta rettangolare absidiata, è stata recentemente restaurata ed adibita ad auditorium.

      Al di sotto del pavimento, è stata rinvenuta una significativa stratificazione di tombe che ha restituito interessanti reperti archeologici. Un elegante campanile, conserva sulla parete sud una serie di volti nimbati realizzati a fresco. La Basilica Santi Martiri conserva una serie di affreschi recentemente ripuliti, che dal IX giungono fino all'XI secolo. Nell'abside rimangono i resti di una Madonna col bambino tra due arcangeli mentre sui due altarini laterali sono raffigurati la Maddalena e S.Eusebio. Sulle pareti sono visibili scene tratte dalla Vita e passione di Cristo, tra cui la Crocifissione. La cittadina, a una ventina di chilometri da Napoli, vanta altre chiese, monasteri e palazzi baronali e ducali.

      

Grotte di Pertosa



      Per i prossimi week end o le ferie in dirittura d'arrivo, una visita alle Grotte di Pertosa, a poco più di cento chilometri da Napoli, percorrendo l'autostrada Napoli Salerno Reggio Calabria, non può mancare.

      Si trovano nel verde della catena degli Alburni, fra i comuni di Auletta e Pertosa. Recenti studi ne fanno risalire l'origine a circa trentacinque milioni di anni or sono. Alcuni reperti portati alla luce dimostrano che le Grotte dell'Angelo furono abitate fin dall'età della pietra; Greci e Romani adibirono l'antro a sede di culto ed infine i Cristiani le consacrarono a San Michele Arcangelo.

      Le grotte si snodano per circa tre chilometri attraverso gallerie, cunicoli ed immense caverne, che si caratterizzano per la bellezza delle conformazioni di stalattiti e stalagmiti, per l'imponenza delle caverne, e perchè, uniche in Italia. La visita si snoda attraverso un laghetto originato da un fiume sotterraneo. Un barcone si inoltra nelle viscere della terra per alcune centinaia di metri per poi proseguire a piedi ed ammirare la meravigliosa cascata creata dal fiume Negro.

      Stallatiti e drappi di candido alabastro pendono dalla volta delle caverne; stalagmiti dalle forme più strane catturano lo sguardo dei visitatori. Si passa attraverso cunicoli e corridoi arabescati illuminati dal gioco delle luci, in immensi saloni con concrezioni incredibili che la natura ha creato in milioni di anni. Questo paradiso sotterraneo si trova nel parco nazionale del Cilento e vallo di Diano.

      

Comunità albanese in provincia di Avellino



      A Greci, un paesino dell'Alta Valle del Cervaro, a pochi chilometri da Avellino, si parla l'albanese e sono tuttora vive alcune usanze del paese delle aquile. Greci fu fondata nel 535 dall'imperatore Giustiniano, che si fermò qui durante la guerra contro i Goti. Fu distrutta dai Saraceni nel 908, ricostruita nel 988. Nel 1522 una colonia albanese venne a ripopolare il paese e ciò spiega il suo dialetto, i suoi costumi e talune usanze, soprattutto quelle nuziali.

      La storia del paese si annoda a quella di altre colonie albanesi dell'Italia meridionale. Una prima emigrazione si ebbe nel 1448, quando Alfonso d'Aragona, non riuscendo a sottomettere i Calabresi insorti, chiamò dall'Albania il capitano Demetrio Rerez. Più tardi fu la volta di Giorgio Castriota Skanderberg, l'eroe nazionale albanese, una figura quasi leggendaria nella storia delle guerre contro l'Impero Ottomano. Era tale il suo valore che i turchi, una volta piegata la resistenza della popolazione albanese, rimossero il suo corpo dalla chiesa di San Nicolò ad Alessia, dove lo Skanderbeg era sepolto, e delle ossa fecero talismani. Credevano che in esse, come nei capelli di Sansone, fosse riposta una forza divina. Dall'aquila a due teste effigiata sulla sua bandiera presero il nome gli albanesi. Shqiptare o Skipetari, cioè, uomini del paese dell'aquila.

      Di questa madrepatria che ha messo sotto chiave chiese e moschee, e qualche modo anche la coscienza storica del popolo, cosi lontana eppure a un tiro di fucile dall'Italia, per molti secoli Greci mantenne, oltre la lingua e l'organizzazione tribale, il rito greco e ogni costumanza riferibile alla sua cultura di origine. Tuttora conserva alcune usanze, come quella di piangere i morti in maniera convulsa fino a mezzanotte e poi banchettare fino all'alba. O quella di legare insieme le teste degli sposi con un nastro di seta e poi rompere il bicchiere da cui essi hanno bevuto, come a siglare definitivamente l'unione.

      Il Comune, pur di mantenere viva le tradizioni e la lingua, promuove attività formative e didattiche per l'insegnamento e l'aggiornamento del patrimonio linguistico e culturale del luogo, antico feudo dei nobili Spinelli e Guevara.

      

Nella Certosa di Padula frittata di mille uova per i soldati di Carlo V



      La Certosa di Padula, sorge ai piedi del paese, in provincia di Salerno, in un angolo del Vallo di Diano, cinto da alte catene montuose, costellato da castelli,torri fortificate e altri conventi che interrompono le distese dei pascoli e dei boschi.

      La costruzione della Certosa di San Lorenzo, iniziata nel 1306 da Tommaso Sanseverino conte di Marsico si protrasse fino ai primi decenni dell'800, assumendo lo stile sostanzialmente barocco.

      Nel '600, la Certosa ebbe il suo periodo di massimo splendore, protetta da Papi e regnanti.

      L'edificio occupa un'area di 42 mila metri quadrati, di cui trentaduemila abitabili, 320 camere, 13 cortili, 500 porte, 550 finestre, 41 fontane e 51 scale; tra le quali la più famosa è l'elegante scala ellittica costruita da Gaetano Barba nel '700. La pianta della Certosa uno dei monumenti più importanti dell'Italia Meridionale e più grande d'Europa, ha la forma di graticola, strumento di martirio di San Lorenzo, la cui vita viene ricordata nei bassorilievi inseriti in una delle porte di accesso alla Chiesa L'interno della medesima, a forma ogivale, con le volte a crociera, presenta una decorazione di epoca barocca.

      Molto belli il Coro dei Laici e quello dei Padri. Il coro dei laici presenta sui tergali immagini di santi fondatori di vari ordini religiosi,che risalgono al 1507 ed è opera di Giovanni Gallo; sopra i sedili paesaggi e architetture.

      Il Coro dei Padri, invece, più grande, ha nei tergali, distribuiti sulla destra, scene della vita di Gesù e del Nuovo Testamento; mentre a sinistra, è raffigurata la Passione;scene del vecchio Testamento sono invece intarsiate sui sedili. Di notevole interesse l'altare maggiore per gli intarsi di madreperla e per gli eleganti mosaici che lo ricoprono. Su di esso inoltre si trovano tele che raffigurano momenti della vita di San Lorenzo e di San Brunone. Nella sagrestia, della seconda metà del Seicento,una massiccia porta di legno intagliato.

      Nella biblioteca sono conservate tele settecentesche di Giovanni Olivieri, raffiguranti scene allegoriche dell'Aurora e della Sapienza.

      Dal Chiostro grande, oltre 15 mila metri quadrati, formato da 84 archi si accede alla Cappella San Giorgio con affreschi del '700. Oltre all'aspetto e alle dimensioni il Convento vanta un passato stupefacente. Nel 1535 ospitò l'imperatore Carlo V; per lui e per il suo seguito i monaci prepararono una pantagruelica frittata con mille uova.

      Soppresso dal Governo Napoleonico, che alloggiò nell'edificio ventimila soldati, l'Ordine Certosino risorse coi Borboni e scomparve nuovamente nel 1866. Durante le guerre la Certosa fu adibita a campo di prigionia.

      Ora che il complesso è stato restituito al suo originario splendore artistico è entrato a far parte del progetto "Asterisco", voluto dal Ministero dei Beni culturali.

      

Palinuro: dove Enea perse il suo Nocchiere



      Evadere dalla città per ritrovare un angolo di paradiso? Basta raggiungere Palinuro, il pittoresco paesino nel comune di Centola, aggrappato alle rocce a picco sul mare dove Enea perse il suo nocchiere, Palinuro che vi cadde mentre dormiva.

      Da Palinuro, fatto un bagno salutare, seppure fuori stagione, conviene proseguire sulla statale 502, attraversare Marina di Camerota in direzione di Capo Grosso, dove si erge l'isola di Camerota, un grosso scoglio poco elevato, coperto di vegetazione e separato dalla costa da un braccio di mare lungo 150 metri e poco profondo; proseguire per Maratea, Praia a mare, Cirella e Diamante, tutti centri attrezzatissimi e bellissimi.

      I paesini che si toccheranno hanno tutti una storia antica e sono deliziosi nelle loro architetture mediterranee.

      Tante grotte da visitare sul mitico mare di Palinuro. In dieci minuti, dal porticciolo, accompagnati da anziani pescatori, si arriva alla grotta Azzurra che nulla ha da invidiare a quella più famosa di Capri. Si potrà visitare l'antiquarium con reperti della necropoli (VI sec. a. C.). Facendo il periplo del promontorio si incontra il bellissimo Arco Naturale e poi tante altre grotte lungo la strada di Marina di Camerota e presso le rovine di Castello di Malpa dove c'è anche la grotta delle ossa. Continuando si incontrerà l'isolotto di Dino. Le spiagge sono incontaminate con sabbia sottilissima.

      A Maratea e a Scalea ci sono chiese seicentesche. La cucina è quella tipica marinara e contadina calabrese. Si va dal pesce spada alla griglia, alle soppressate (salame), capretti farciti; verdure cotte. L'artigianato locale offre ceramiche, lavori in ferro, in legno, in paglia, ricami a mano oggetti di antiquariato. Partendo da Napoli conviene uscire al casello di Battipaglia dell'autostra da Napoli-Salerno-Reggio Calabria e proseguire sulla statale 19.


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Napoli, 23/01/2013 ore: 14.15